“Armida”
by Gioachino Rossini libretto (Italian)
| PERSONAGGI |
| Goffredo – Tenore Rinaldo – Tenore Idraote – Basso Armida – Soprano Gernando – Tenore Eustazio – Tenore Ubaldo – Tenore Carlo – Tenore Astarotte – Basso Paladini, Guerrieri, Demoni, Larve, Soldati franchi, Damasceni, seguaci d’Armida. |
| ATTO PRIMO |
| SCENA PRIMA |
| CORO DI PALADINI Lieto, ridente Oltre l'usato, In oriente Si mostra il dì. PARTE DEL CORO Forse la gloria, Di pace allato, La tua vittoria Previen così. TUTTO IL CORO La tua vittoria Previen così. La tua vittoria Previen così. |
| TUTTO IL CORO La tua vittoria Previen così. GOFFREDO Ah! no: sia questo Di tregua il giorno; Dover funesto Si compirà. Arditi, all'ire Farem ritorno. Per or l'ardire Ceda a pietà. CORO DI PALADINI Arditi, all'ire Farem ritorno. Per or l'ardire Ceda a pietà. GOFFREDO Sì, guerrieri, fian sacre All'estinto Dudon le nostre cure. Funebre pompa all'onorata salma Oggi la tomba dia. Laudi, sospiri E tributo di pianto Abbia l'eroe, che sul finir di vita Il sentier di virtude agli altri addita. |
| SCENA SECONDA |
| EUSTAZIO Germano, a te richiede Donna real, piangente, Or di venirti al piede Aita ad implorar. GOFFREDO Venga. (Eustazio parte). Maggior conforto Che in sollevare un core Assorto nel dolore, Alma non può trovar. CORO DI PALADINI Suol di virtude in porto L'esempio tuo, signore, Ogni anima guidar. |
| SCENA TERZA |
| CORO GENERALE Quell'astro mattutino, Forier de' rai del giorno, Di tanta luce adorno Non si mostrò finor. Del volto peregrino L'angelica possanza Ogni splendore avanza, Offusca ogni splendor. (Armida scende, e guidata da Eustazio si presenta a Goffredo). ARMIDA Signor, tanto il tuo nome ovunque suona, Che fino a' tuoi nemici Avvien che desti in petto Sensi di maraviglia e di rispetto. Del trono di Damasco in me l'erede (La cui sventura eccede Ogni più ria sventura) io ti presento. |
| Il barbaro Idraote, Di sangue a me congiunto, il serto avito Non sol pensa involarmi, Che insidia i giorni miei. Se magnanimo sei, che tal ti credo, Quanto sei valoroso, Da te sperar mi giova il mio riposo. GOFFREDO Principessa gentil, che far poss'io? Parla. ARMIDA La tua pietade Io reclamo. Fra tanti, Che qui ti fan corona, eccelsi eroi, La desolata Armida Dieci eletti campioni a te richiede. |
| Questi a ripormi in sede Bastanti son. Fedele il popol mio, Attende solo chi l'inciti all'armi; E se avvien ch'io mi mostri di Damasco Con tai prodi alle mura, Duce, la mia fortuna è appien sicura. (Abbassandogli occhi, con finta umiltà aspetta la risposta di Goffredo). IDRAOTE (Che dirà?) EUSTAZIO (Quella voce, i mesti accenti Penetran l'alma mia.) GOFFREDO (dopo aver pensato) Reina, senti. |
| In servigio del cielo, Sangue e sudor da noi si spande. Rieda In libertà Sionne; su quel monte Di nostra fede ondeggi Il venerato segno, E poi si pensi al tuo perduto regno. (Armida mostra di piangere, Idraote freme, Eustazio ed un numero di paladini danno segni di rammarico). ARMIDA Sventurata! or che mi resta Se pietà non trovo in te? Della morte, più funesta È la vita omai per me. GOFFREDO Calma il duolo; per te spenta La speranza ancor non è. |
| La promessa mia rammenta: Prendi in pegno la mia fé. IDRAOTE (Non tradirmi, amica speme; Non stancarti o mio furor.) EUSTAZIO e CORO (Non ha core chi non geme Al suo pianto, al suo dolor.) ARMIDA (Per me ognun sospira e geme Preda omai d'un folle amor.) (A Idraote) Vieni. EUSTAZIO Dove? ARMIDA Ove mi guida Il rigor d'avversa stella. |
| EUSTAZIO (ad Armida) Ferma... IDRAOTE Ahi misera donzella! EUSTAZIO Deh! german, pietà d'Armida. CORO (a Goffredo) Deh! pietà di lei, signor. GOFFREDO (Or che farò? Ceder dovrò? M'assisti, o ciel.) ARMIDA Speme non ho, Regger non so... Fato crudel! EUSTAZIO e IDRAOTE (Chi può soffrir Il suo martir, Alma non ha.) |
| CORO Veder languir Infra' sospir Real beltà... EUSTAZIO, IDRAOTE e CORO (Oh crudeltà!) GOFFREDO (M'assisti, o ciel.) ARMIDA Fato crudel! CORO Signor, pietà. EUSTAZIO German, se togli al campo Breve drappel di noi, Non fia che rechi inciampo De' Franchi al trionfar. |
| All'oppugnate mura Restino i duci eroi; Guerrier noi di ventura, Possiam per lei pugnar. IDRAOTE Pietà, dover c'invita Gli oppressi a sollevar. CORO Gloria il sentier ci addita Che noi dobbiam calcar. GOFFREDO (dopo breve pausa) Cedo al comun desio: Fian paghi i voti suoi. ARMIDA E sarà ver? ARMIDA, EUSTAZIO e IDRAOTE (Cor mio, Al fin potrai sperar.) |
| ARMIDA Per me propizio il fato, Rallenta il suo rigore. Ah! sì, questo mio core Comincia a respirar. TUTTI, fuorché GOFFREDO Per te propizio il fato, Rallenta il suo rigore. Armida, il tuo bel core Cominci a respirar. GOFFREDO (Un moto inusitato, Un gelido timore, Presagio di dolore, Mi sento in sen destar.) Cedei, guerrieri, è ver; però vogl'io Che dalla vostra schiera Si elegga un successor del duce spento. Ei scelga a suo talento Fra voi dieci campioni. Il chiesto dono Sappia ciascuno che si concede a lei Da' vostri sì, non da' consigli miei. (Goffredo parte con seguito di guerrieri, e le schiere si ritirano. Frattanto un numero di paladini va con Eustazio in disparte e parlano alquanto fra loro). |
| SCENA QUARTA |
| Eustazio, Armida, Idraote, paladini, ecc., Gernando. EUSTAZIO (avanzandosi) Opportuna è la scelta: Successor di Dudon Rinaldo sia. GERNANDO (Rinaldo!... Il vero ascolto?... Oh rabbia!) ARMIDA (Oh nome! Caro nome e fatal!) IDRAOTE (sotto voce ad Armida) Questi è l'oggetto In cui, prima d'ogni altro, oggi vorrei, Per antico desio, Sbramar lo sdegno. ARMIDA (Questi è l'Idol mio.) EUSTAZIO Real donzella, il campo A te per or serva d'asilo. Accinto Ad obbedirti fia ciascuno. ARMIDA (Ho vinto.) (Accompagnata da Eustazio, Armida entra in una delle principali tende con Idraote, col seguito de' Damasceni e con parecchi paladini). EUSTAZIO Compagni, al suon di più festose grida Si proclami Rinaldo. (Parte col rimanente de' paladini). |
| SCENA QUINTA |
| Gernando. GERNANDO Oh sorte infida! Come! a Dudon costui succede? Il grado, Che vanto a me recar potea, fia suo?... Ti scuoti al fin, Gernando; Un italo garzon soffrir potrai Che tanto a te sovrasti?... Ah! non sia mai. Non soffrirò l'offesa, Per questa spada il giuro; Alma di gloria accesa L'ire frenar non sa. E questi son gli allori Dovuti a' miei sudori? Ahi quale, avverso il fato, Cruda mercé mi da! VOCI IN DISTANZA Viva Rinaldo!... |
| GERNANDO Oh affanno! Decisa è la mia sorte. VOCI COME SOPRA ...L'eroe ch'egual non ha! GERNANDO Oh duol ch'egual non ha! Fiero destin tiranno! ALTRE VOCI Viva Rinaldo, il forte. Splendor di nostra età. GERNANDO Ah! tutti v'unite, Miei sdegni, in quest'alma, Che, priva di speme, La calma perdé. Miei sdegni, venite: Vi bramo con me. (Parte). |
| SCENA SESTA |
| Idraote, Armida. IDRAOTE Sorte ci arride. Ove celata stassi La fida schiera, i passi A diriger t'affretta. Dell'Asia la vendetta a che non posso Compiere appien! ARMIDA Fra' lacci, Dieci non sol, ma cento Fia che portino il piè. Nutre ciascuno, Di Goffredo a dispetto, Nell'anelante petto Di seguirmi il desir. IDRAOTE Ma di Rinaldo... ARMIDA Ah! IDRAOTE Sospiri! perché? ARMIDA Facil ti credi Quell'anima domar? IDRAOTE La miglior preda Fia che manchi a Idraote? ARMIDA Eccolo... (Oh come Mi balza il cor!) Deh! vanne... (Ove son io!) Spera... chi sa?... IDRAOTE Figlia diletta, addio. (Parte dal campo). |
| SCENA SETTIMA |
| Rinaldo, Armida. RINALDO Principessa, sei tu! Nel rivederti Qual gioia provo... e qual affanno insieme! I tuoi disastri intesi, e il cor ne geme. Ah! perché mai non cadde Sionne ancor! Forse al rapito soglio D'appianarti la strada Saria l'onor concesso a questa spada. Ma sdegnosa mi guardi, e non rispondi? ARMIDA Nello stato in cui sono, Opre, non vani detti, a me fan d'uopo. Oh quanto è mai diverso Dal tuo questo mio cor! Barbari noi Chiama la vostra Europa; Ma barbaro non è colui che vita Può dare a un'infelice, e non l'aia? RINALDO Senti: l'altrui favore Duce mi vuol di prode schiera... Vedi, Colpa non ho se fra' seguaci tuoi... |
| ARMIDA Taci... non proseguir; schernirmi vuoi? RINALDO Io schernirti? T'inganni. Dal dì che ti mirai, Rispetto e... (quasi amor dicea) serbai. (Ah pur troppo l'adoro!) ARMIDA Va', spietato! RINALDO Di che m'accusi? ARMIDA Fingi Non comprender miei detti? o ti scordasti Quando in ermo sentiero Smarrito cavaliero, e in qual momento?... |
| RINALDO Tutto, non dubitar, tutto rammento. Tua magica possanza Sottrasse i giorni miei De' nemici al furor. Grata quest'alma, Costante la memoria Ognor ne serberà. ARMIDA Ma in cupo obblio Riponesti però l'affetto mio. Sì, d'Armida l'affetto, Che la sua debolezza Ti fe' palese. E qual mai frutto ottenni? |
| Un marcato disprezzo, Un crudele abbandon... RINALDO Cessa, deh! cessa Di trafiggermi, Armida. Se da te volsi il piè, bellica tromba Al campo m'invitò, bellico ardore, Desio di gloria. ARMIDA E me qui trasse amore. RINALDO Amor... (Possente nome! Come risuoni, oh come Su quel soave labbro, Nel mio dolente cor.) |
| ARMIDA Sì, amor... Se un'alma fiera Ti diè natura in sorte, Recami pur la morte, E in me fia spento amor. RINALDO Armida... (Oh ciel!) ARMIDA Che vuoi? RINALDO Chiede il destin... ARMIDA Che mai? RINALDO Ch'io fugga i tuoi be' rai: Dover mel comandò. |
| ARMIDA Fuggirmi!... Eppur gli eroi Sovente amor piagò. RINALDO (Vacilla a quegli accenti, Manca la mia costanza. Misero! più speranza Di libertà non ho.) ARMIDA (Vacilla a questi accenti, Manca la sua costanza. La dolce mia speranza Perduta ancor non ho.) |
| RINALDO Ah! non poss'io resistere... Sì, t'amero costante. ARMIDA Oh inaspettato giubilo! Oh fortunato istante! ARMIDA e RINALDO Cara/Caro, per te quest'anima Prova soavi palpiti, Ch'io esprimere non so. (Partono). |
| SCENA OTTAVA |
| Gernando, alcuni paladini. GERNANDO (accennando Rinaldo che va con Armida) Ecco il guerriero, il duce, Il primier degli eroi, Quel Rinaldo a ragion scelto da voi. Oh quanti, oh quanti allori Mieter per lui dovrete! L'invincibil suo brando Di gloria al tempio già sospeso io miro. Eccovi di sue gesta un chiaro segno: Vincitor di donzelle, eroe ben degno! CORO DE' PALADINI Non proseguir; rispetta, Signor, la sua virtù. GERNANDO Virtù! s'inganna Chi trovarla in lui spera. Virtù in Rinaldo! |
| SCENA NONA |
| Rinaldo. I precedenti. RINALDO (nell'atto di traversare il campo si ferma) (Il nome mio!) GERNANDO Costui Di che mai può vantarsi? Osa forse agguagliarsi a chi si pregia D'ampio dominio e popoli soggetti? Oh! l'eroe si rispetti, Ch'altro non ha che sterile retaggio D'avi e scettri remoti. Bella, grande è la scelta Che in lui faceste; ei meritava il dono D'esservi duce; in ver, lieto ne sono. RINALDO (Indegno!) |
| GERNANDO E l'accettò? Folle! ah, tant'osa Signor d'indegno stato, Signor, che nella serva Italia è nato! RINALDO (Io fremo.) GERNANDO E non pensaste Che l'ombra di Dudone, Mentre in questo superbo i lumi gira, Freme lassù nel ciel di nobil ira? |
| CORO DE' PALADINI Prode è Rinaldo. GERNANDO Stolta Temerità, furore, Non già valor guerriero In lui chi mai non vede? RINALDO (avanzandosi) Ah menzognero! Se pari agli accenti Hai l'anima audace, T'accingi, mendace, Quel brando a impugnar. (Snuda la spada). GERNANDO Ch'io tema il tuo sdegno? Indegno, t'inganni. Son pronti a' tuoi danni La destra e l'acciar. (Fa lo stesso). |
| SCENA DECIMA |
| Compariscono da tutt'i lati paladini e guerrieri d'ogni rango. Armida. I precedenti. CORO GENERALE Fermate... RINALDO Sgombrate... ARMIDA (Rinaldo in periglio! ...) ARMIDA e CORO Ah! prodi, cessate... RINALDO e GERNANDO Non odo consiglio. Invan l'ira mia Si tenta frenar. (I due paladini si azzuffano; Rinaldo incalza Gernando dietro alle tende). |
| SCENA UNDICESIMA |
| I precedenti, fuorché Gernando. RINALDO (di dentro) Muori... CORO Oh colpo! (Tutti verso la parte dove sono andati i due combattenti). ARMIDA (andando incontro a Rinaldo) Che facesti! RINALDO (retrocedendo) Quell'indegno è già punito. Di Rinaldo fu schernito, Vendicato fu l'onor. CORO Oh sventura! Crudo scempio! Qual esempio di terror! ARMIDA Che terribile momento! Ah! m'opprime il mio dolor! CORO Sappia il duce il caso orrendo. (Partono tutti, fuorché Rinaldo e Armida). |
| SCENA DODICESIMA |
| Armida, Rinaldo. ARMIDA Ah! paventa... RINALDO Qui l'attendo. ARMIDA Va', t'ascondi al suo rigor. Deh! se cara a te son io, Non espor sì bella vita. RINALDO Se non cedo al tuo desio, Il dover a ciò m'invita. ARMIDA Come, oh dio, mi trema il cor! RINALDO Idol mio, serena il cor! |
| SCENA TREDICESIMA |
| PRIMO CORO Vieni, o duce, punisci l'errore. ARMIDA (a Rinaldo) Ah! mio ben... GOFFREDO Giusto ciel, che ascoltai! SECONDO CORO Di Rinaldo fu leso l'onore: PRIMO CORO Furibondo, ei l'acciaro impugnò. SECONDO CORO Provocato, ei l'acciaro impugnò. |
| GOFFREDO Dove mai quest'iniquo s'aggira? RINALDO Tal non sono. Rinaldo rimira. GOFFREDO Empio! trema. RINALDO Delitti non ho. ARMIDA (Non tradirmi, speranza fallace.) CORO La discordia coll'orrida face Vasto incendio nel campo arrecò. |
| GOFFREDO Porgi a' lacci, ad esempio de' rei, Quella destra furente ed infida. RINALDO Questa mano alle palme, a' trofei, Non a' lacci finor s'avvezzò. ARMIDA (sotto voce a Rinaldo) Vanne: i passi precedi d'Armida; A momenti seguirti saprò. |
| TUTTI fuorché ARMIDA e RINALDO Un astro di sangue Dall'etra s'affaccia; Ogni alma già langue, L'agghiaccia il dolor. Caligin d'intorno Intorbida il giorno, E al campo minaccia Affanni, terror. RINALDO (M'invita la sorte, S'afferri il suo crine. |
| Possenti, divine Ritorte d'amor, In voi solo affida La speme il mio cor.) (Parte). ARMIDA (Amica la sorte Mi porge il suo crine. Possenti, divine Ritorte d'amor, Armida vi affida La speme del cor.) |
| ATTO SECONDO |
| SCENA PRIMA |
| CORO Alla voce d'Armida possente Acheronte varcammo e Cocito. Questo muto ed inospite lito Per nostr'opra animar si dovrà. ASTAROTTE e PARTE DEL CORO Su, consorti, qui fermisi il piede, Qui spegnete le orribili tede, Deponete il vipereo flagello; Tanto impone chi legge ne dà. |
| TUTTO IL CORO Al prodigio d'Armida novello Tutto ligio l'inferno sarà. PARTE DEL CORO D'Idraote la regia nipote Suol dell'ombre frenare il muggito. ALTRA PARTE DEL CORO Han possanza sue magiche note D'addoppiar l'ululato, il ruggito ove meta il dolore non ha. TUTTO IL CORO Questo muto ed inospite lito Per nostr'opra animar si dovrà. |
| ASTAROTTE Sovr'umano potere. Numi del tetro abisso, or qui ci chiama. D'ogn'intorno la fama Il nome spande di Rinaldo, il primo Fra' temuti campioni Di colui che su gli astri, Per nostra pena eterna, Il tutto a suo piacer move e governa. Pur d'amoroso laccio il guerrier forte Preda rimase; Armida osò rapirgli Senno, onor, libertà, per far che manchi Degli aborriti Franchi Il maggior brando al capitan supremo, E per toglier Sionne al fato estremo. Il secondarla, o numi, Non fia lieve per noi? Nell'opre nostre Il re dell'ombre affida; Per noi tremi Goffredo, esulti Armida. CORO Di ferro e fiamme cinti, Contra il celeste impero Là nel superno tetto Sai che pugnammo un dì. È ver, cademmo vinti; Ma del valor primiero Non anco a noi nel petto Il germe inaridì. (Comparisce dall'alto una nube). |
| ASTAROTTE Ebben, l'istante è giunto Da porre in opra e possa e ardir. Mirate, S'appressa Armida. Ascoso, Di sua magica verga ognun di voi Al sibilo sia presto; Del nostro maggior nume il cenno è questo. (Spariscono). |
| SCENA SECONDA |
| RINALDO Dove son io!... ARMIDA Al fianco mio. RINALDO Oh me beato! ARMIDA Mio bel tesor! RINALDO Se tuo mi chiami... ARMIDA Caro, se m'ami, |
| ARMIDA e RINALDO Sfido del fato Tutto il rigor. ARMIDA Mio ben, questa che premi Della Fortuna è l'isola nomata, Sol nota a me. Qui si deponga omai Ogni nostro rancore, E qui tutto respiri e pace e amore. Brama di rivederti, Speme di possederti, all'altrui voglie Ceder mi fe', non già crudel desio. Finsi col franco duce Mio malgrado, e il tuo brando Le catene troncando A' miei seguaci amanti, D'Idraote e di me punì la trama. |
| RINALDO Vedi il mio cor se t'ama: Tutto vada in obblio; solo Idraote io colpevol estimo. Or non si pensi Che al nostro mutuo amor... Ma prigioniero Perché guidarmi in orrida foresta? ARMIDA No; d'Amor la reggia è questa, Ecco il centro del piacer. (Al cenno d 'Armida la scena si cangia nell'interno d'un Magnifico palagio. Larve in sembianza di genii, di ninfe, d'amorini e di piaceri ingombrano la scena, formando varii gruppi). |
| CORO Sì, d'Amor la reggia è questa, Questo è il centro del piacer. ARMIDA e RINALDO [(A quell’/quest’alma tal portento Sembra un sogno lusinghier. A sì strano e lieto evento Si confonde il suo pensier.) ARMIDA, RINALDO e CORO Si, d'Amor la reggia è questa, Quest'è il centro del piacer.] |
| ALCUNE NINFE Canzoni amorose, Carole festose, Cantate, formate, Seguaci d'Amor. TUTTE LE NINFE Canzoni amorose, Carole festose, Cantiamo, formiamo, Seguaci d'Amor. (Succedono le danze, di quando in quando intrecciate col canto. Gli amorini presentano a Rinaldo ghirlande di fiori) |
| ARMIDA D'Amore al dolce impero Natura ognor soggiace. Dov'è quell'alma audace Che non apprezzi Amor? Chi, misero, non sente La fiamma sua possente, Di smalto ha il core in petto, O mai non ebbe un cor. CORO Dov'è quell'alma audace Che non apprezzi Amor? |
| ARMIDA Gli augei tra fronde e fronde Spiegano amor col canto; Aman perfin dell'onde I muti abitator. Aman le crude belve Là tra le ircane selve, Son per amor feconde Le stesse piante ancor. CORO Dov'è quell'alma audace Che non apprezzi Amor? |
| ARMIDA La fresca età sen fugge, È la beltade un lampo, Ché l'una e l'altra strugge Il tempo vorator. Dunque godete amanti De' vostri liet'istanti, Or che vi ride in volto Di giovinezza il fior. (Armida siede accanto a Rinaldo). CORO Ah! sì, godete amanti De' vostri liet'istanti, Or che vi ride in volto Di giovinezza il fior. |
| DANZA e CORO GENERALE Tutto spira d'Armida all'aspetto Pace, amore, diletto, amistà. Tutto al regno d'Armida è soggetto, Tutto cede ove impera beltà. |
| ATTO TERZO |
| SCENA PRIMA |
| Ubaldo, Carlo. UBALDO Come l'aurette placide Spiran fra l'erbe e i fiori! CARLO Par che d'amor favellino Lieti gli augei canori A noi d'intorno. UBALDO E l'eco che risponde... CARLO E il mormorio dell'onde... UBALDO e CARLO Tutto a noi par che dica: Sacro a natura amica Ecco il soggiorno. Ma no: d'orribil arte Questi gl'inganni sono; Dell'empio averno è dono Ciò che natura appar. Qui l'atro crine anguifero Scuoton le fiere Eumenidi, Che di velen mortifero Van Paure ad infettar. |
| UBALDO Oh quanto, amico, d'Ascalona al saggio Tenuti siam! Lungo tragitto parve A noi breve cammino. Fu soccorso divino Quest'aurea verga e questo scritto. CARLO In fuga Il serpente custode ed ogni fera Che ci contese il passo, Volger vedemmo. A compiere or ci resta Il desiato fin di nostra impresa. UBALDO Qui (lo scritto il palesa) Vedrem Rinaldo a un folle amore in preda. |
| CARLO Ah! voglia il ciel ch'ei ceda Agl'inviti d'onor. UBALDO Solingo è il loco. CARLO T'inganni. A noi sen viene Stuol di ninfe leggiadre. Odi concento... (Lenta armonia, che a grado a grado s'avvicina e rinforza). UBALDO Di fermezza e d'ardir quest'è il momento. |
| SCENA SECONDA |
| CORO Qui tutto è calma, Delizia, amor; Qui trova un'alma Scampo al dolor. PARTE DEL CORO Qui l'atre sfere Non han potere, L'avverso fato Non ha vigor. ALTRA PARTE DEL CORO Questo è il beato D'amor soggiorno; L'età dell'oro Qui fe' ritorno; Oh fortunato Chi vanta un cor! TUTTO IL CORO Qui tutto è calma, Delizia, amor; Qui trova un'alma Scampo al dolor. UBALDO Fuggite infernei mostri; ite onde usciste. (Scuotendo la verga d'oro, le larve spariscono). |
| SCENA TERZA |
| Carlo, Ubaldo. CARLO Nuovo portento! UBALDO Ah! possa Sgombrar così dal core Del misero Rinaldo un folle amore. CARLO Lo spero. Il ciel compirà l'opra. UBALDO Oh quanto Fia caro a Guelfo del nipote amato Il ritorno bramato! |
| CARLO Al campo tutto, Allo stesso Goffredo, Che punirlo volea, ch'or gli perdona, Fia gioia il riveder cotanto eroe... UBALDO Taci... Se non m'inganno, Da quel sentiero lento calpestio Parmi sentir. CARLO Sì... UBALDO Oh sorte! Vedilo. |
| CARLO È desso... Oh noi felici! UBALDO E seco Vien colei che lo asconde Prigioniero avvilito in queste sponde. CARLO S'incontri... UBALDO No. Per or meco ti cela. Colà fra quelle piante. CARLO Ma di mostrarci a lui... UBALDO Non è l'istante. (Si nascondono in una boscaglia). |
| SCENA QUARTA |
| Armida, Rinaldo, tenendosi per mano. ARMIDA e RINALDO Soavi catene, Se amore v'ordì, Per sempre al mio bene Mi unite così. ARMIDA O mio Rinaldo, ammira Quest'ameno soggiorno. Or, benché ardente Sirio si mostri in ciel, per opra mia La fiorita stagione E il pomifero autunno Si porgono le destre In questo fortunato asil campestre. |
| RINALDO Tutto mi fa beato, Ma più di tutto Armida, Purch'io viva sicuro Di sua costanza... ARMIDA E che! dubiteresti... RINALDO Così rara beltà, che far potria Un monarca felice... Real donzella... lungi Per mia cagion dal regno suo natio... ARMIDA Sul tuo cor non ho regno, e tu sul mio? E ciò non basta? Amor me vinse. |
| RINALDO E seco, Armida, gareggiasti Quando co' vaghi rai m'imprigionasti. Anzi, maggiore è il tuo Del trionfo d'Amor; tutto potea Ei nume: tu mortal... Ma che favello? Mortal non è chi d'ogni cor può farsi Assoluta reina, Chi tanta in sé contien beltà divina. O pupille adorate. Mentre avvincete un cor, voi lo beate. Va superbo questo core De' felici lacci suoi Nel provar, bei lumi, in voi Qual d'Amore è la virtù. E l'antica libertade In obblio per voi ripone, Se vuol farne il paragone Con sì bella servitù. ARMIDA Resta, mio ben. Degg'io per poch'istanti Lungi da te... RINALDO Come!... ARMIDA Non lieve cura Mi chiama altrove. Addio. In breve al fianco tuo mi rivedrai. (Parte). |
| SCENA QUINTA |
| Rinaldo. RINALDO Lo splendor di quei rai Se un sol istante io perdo, Parmi perder la pace... Ma qual altro splendor m'abbaglia il ciglio!... Armi son quelle... ed armi franche!... a stento A' propri sguardi io credo... |
| SCENA SESTA |
| Ubaldo, Carlo, Rinaldo. UBALDO (a Carlo) Amico, inoltra il piè. RINALDO Cielo!... chi vedo! |
| UBALDO Avvilito guerrier, schiavo d'amore, Ubaldo e Carlo in noi rimira. Osserva qual ci veste le membra Onorevole incarco. E mentre il ferro Noi cinge, e mentre il brando Ci pende al fianco, adorno Veder dobbiam di rose e in bianchi lini Il più forte tra i Franchi e tra i Latini? RINALDO (Oh rimprovero amaro!) |
| CARLO Il campo tutto Impaziente aspira A innalzar di Siòn sull'alte mura L'augusto suo vessillo. Desta di tromba squillo Ogni soldato, anche il men forte; e solo Rinaldo, il pro' Rinaldo, L'indomito guerriero, Sconosciuto sen vive e prigioniero? RINALDO Deh! amici... È ver, son io... Sono infelice!... Ma voi come qui tratti, Se quest'ermo sentier... UBALDO Virtù celeste, Non arte stigia, a noi servì di guida. CARLO Ceda l'iniqua Armida Al poter di quel Dio che al tutto impera. RINALDO Armida!... ella è il mio ben... CARLO Sogni? |
| UBALDO Deliri? In questo scudo espresso Mira di tua virtù tutto l'eccesso. (Scuopre uno scudo adamantino). RINALDO In quale aspetto imbelle Io me ravviso, oh stelle!... Qual di viltade oggetto!... Oh immenso mio rossor! (Rimane immobile e quasi fuori di sé). CARLO (Langue.) UBALDO (Sospira.) |
| CARLO (Geme.) UBALDO e CARLO (Sente d'onor già i moti. O Nume! i nostri voti Secondi il tuo favor.) UBALDO (a Rinaldo) Vedi qual reo governo Di te fa un empio affetto. CARLO S'hai cor bastante in petto, Resisti a tant'orror. |
| RINALDO (seguitando a guardarsi nello scudo) Qual di viltade oggetto!... Oh immenso mio rossor! CARLO Il tuo dover ti chiama. UBALDO Gloria a pugnar t'invita. UBALDO e CARLO La tromba della fama Ridesti il tuo valor. |
| RINALDO Cessate... oimè! cessate... Che barbaro tormento! Io vile?... No: rammento Che son Rinaldo ancor. (Si squarcia e getta ogni fregio di mollezza). UBALDO e CARLO Or sì, che in te ritrovo L'eroe qual fosti ognor. RINALDO (Ah! qual contrasto io provo Di duol, di gloria e amor!) |
| UBALDO e CARLO Vieni. RINALDO Vi seguo... (Oh dio! Lasciarla mai poss'io!) CARLO A che t'arresti? RINALDO Armida! Per te mi manca il cor... UBALDO e CARLO Severa omai ti sgrida La voce dell'onor. |
| (Breve pausa). RINALDO Unitevi a gara Virtude, valore, Per vincere amore Che affanno mi dà. (Breve pausa. Frattanto Rinaldo alza gli occhi al cielo in atto d'implorarlo). Ma un raggio improvviso Quest'alma rischiara... Ah! sì, ti ravviso Celeste bontà. UBALDO e CARLO Splendor degli eroi, T'invola con noi; Del ciel si dichiara Per te la pietà. (Partono). |
| SCENA SETTIMA |
| (Armida frettolosa e sbigottita.) ARMIDA Dov'è?... dove si cela?... Eppur poc'anzi Qui lo lasciai... Son fuor di me! Sen giace Là sulla soglia il fier custode estinto... Oh stelle! il mio poter fia dunque vinto? Vadasi... Ma che vedo! Due guerrier di Goffredo!... Oimè! Rinaldo Segue i lor passi... Fermati... L'affanno Mi tronca i detti... Senti... Perfido! non m'ascolta... Ebben, d'Averno La possanza s'invochi. Furie, udite: (scuote la verga magica) Per la tremenda Dite, a me si guidi Quel traditor. |
| (Pausa). Ma voce non risponde Dalle infernali sponde. Oimè!... fatal momento!... Che fo?... Seguiam l'infido... Oh fier tormento! (Parte veloce). Esterno del palagio d'Armida. |
| SCENA OTTAVA |
| Ubaldo, Carlo, Rinaldo. UBALDO Sia lode al ciel, da quelle inique mura Uscimmo al fin. |
| CARLO Breve cammin ci resta; Vadasi al palischermo. RINALDO Amici, ah! voi, Per pietà, rinfrancate Questo debole cor. Solo non basto Me stesso a superar. CARLO Veloce al lido, Vieni, volgasi il piè. ARMIDA (da lontano) T'arresta, infido! |
| RINALDO È dessa... Oh dio!... l'udiste? CARLO Di coraggio, Amico, armar ti dei. RINALDO Oimè! UBALDO Ti giovi l'ascoltar costei. Se resisti a' suoi vezzi, Alle lagrime sue, Il più grande a ragion sei degli eroi. |
| SCENA NONA |
| (Armida frettolosa; i precedenti.) ARMIDA Ed è pur vero?... e abbandonarmi vuoi? Crudel! RINALDO Vuole il destino Ch'io da te volga il piè... Gloria m'invita Al campo dell'onore... ARMIDA E gloria fia Tradir l'amor, la fé? |
| RINALDO (partendo) Dolce memoria Per me sempre sarai... Rimanti in pace... (Ah! mi si spezza il core.) ARMIDA (trattenendolo) Pace! e pace trovar può il mio dolore? UBALDO (sotto voce a Rinaldo) Resisti. CARLO (come sopra) A lei nascondi L'affanno, il duol. |
| ARMIDA Parti, se vuoi; sol chiedo I tuoi passi seguir... (Rinaldo leggermente la respinge, voltando il viso per celarle il suo turbamento, ed è in atto di partire). ARMIDA (seguitandolo) Qual più ti piace Di me dispor potrai; se pur ti è grato, Ancella umil raccorcerò la chioma, Or che a te fatta è vile. In aspetto servile Ti seguirò dove l'ardor guerriero Fia che più ferva. Sento Per condurti i destrieri e portar l'armi In me vigor bastante; Mi avrai fedel seguace e non amante. RINALDO (sotto voce a' due compagni) Oimè! quai detti. UBALDO (come sopra a Rinaldo) Inganni. CARLO (come sopra) Insidie. |
| ARMIDA E taci?... Sì, qual più vuoi, sarò scudiero o scudo. Forse guerrier sì crudo Non vi sarà che, per ferirti, voglia Passarmi il sen... Ma parla. RINALDO Armida, è tempo Che pongasi in obblio I miei, gli errori tuoi. Resta... (Partendo). ARMIDA Deh! ferma E non gemi? RINALDO (Che pena!) ARMIDA E asciutto il ciglio Serbi ancora, spietato? Ed hai cor di lasciarmi in questo stato? |
| Se al mio crudel tormento Segno di duol non dai, Tu non avesti mai Scintilla di pietà. Barbara tigre ircana A te donò la vita, E l'alma tua nutrita Fu ognor di crudeltà. RINALDO (sospirando e partendo) Cangiar non puoi tua sorte: Non la poss'io cangiar. ARMIDA (trattenendolo) Ah! dammi almen la morte: Da' fine al mio penar. |
| UBALDO e CARLO (a Rinaldo) Resisti omai da forte. UBALDO Vieni. CARLO Risolvi. UBALDO e CARLO Al mar. RINALDO Addio... ARMIDA Senti, idol mio!... Un sol istante io chieggo... UBALDO Non più. |
| CARLO (trascinando Rinaldo) Partir conviene. ARMIDA Vacilla... il piè... non reggo... Mi sento... oh Dio!... mancar... (Cade priva di sensi). (Rinaldo, che si sarà allontanato, retrocede in fretta). RINALDO Armida!... amato bene!... Deh! si soccorra UBALDO e CARLO Al mar. (Lo conducono a forza). |
| SCENA DECIMA |
| Armida. Allontanato Rinaldo, ella insensibilmente rinviene, quindi si alza, guarda intorno e dice: ARMIDA Dove son io!... Fuggi! Lasciarmi, oimè! così Poté l'ingrato? E vivo ancora?... e palpiti Mio desolato core?... (si aggira incerta) Che fo?... Vendetta... Amore... Di voi chi udir dovrò?... Del mio trovar si può Più atroce stato! |
| (Rimane concentrata ne' suoi pensieri). (Frattanto sorge una larva in sembianza della Vendetta). Vendetta... (scuotendosi) Ah! sì, ti miro: Te sola invoco: vieni... (Mentre vuole avvicinarsi alla larva suddetta, sorge altra larva sotto le forme dell'Amore, sospiroso e piangente). Amor... con quel sospiro Perché il mio sdegno affreni?... Forse spietato sei, Sebben tu piangi, Amor. |
| (Verso la Vendetta). Forse pietade è in lei Cinta benché d'orror. (Pensa alquanto, poi corre alla prima larva). È ver... gode quest'anima In te, fatal Vendetta. Da me repente involati Perfido Amor; t'affretta. (Sparisce la larva dell' Amore). Se al mio poter, voi Furie, Sorde non siete ancor, Ad inseguir traetemi Un empio, un traditor. |
| SCENA ULTIMA |
| (Coro di demoni, recando il carro d’Armida tirato da draghi.) CORO Paga sarai. ARMIDA Distrutto Tutto qui resti, tutto. (I demoni, armati di faci, eseguiscono, e la scena ritorna nel primo orrore). ARMIDA e CORO S'altro non può, l'Averno T'ispiri il suo furor. (Armida ascende il carro e s'innalza a volo tra i globi di fiamme e di fumo. Cala il sipario). |