“Le convenienze ed inconvenienze teatrali”
by Gaetano Donizetti libretto (Italian)
| Personaggi |
| Corilla Scortichini (primadonna) — soprano Procolo Cornacchia (marito di Corilla) — baritono Luigia Scannagalli (seconda donna) — soprano Agata (madre di Luigia) — basso Dorotea Frescopane (primo musico) — contralto Guglielmo Antolstoinoloff (tenore tedesco) — tenore Biscroma Strappaviscere (compositore) — baritono Prospero Salsapariglia (poeta e droghiere) — basso L’Impresario — baritono L’Ispettore del teatro — basso Coro d’uomini addetti al teatro L’azione si svolge nel teatro di Brozzi. |
| Atto primo |
| Scena prima La scena: sala di prova di un teatro. Sono in scena Corilla, Procolo, Luigia, Dorotea, Don Prospero, Guglielmo, l’Impresario, Biscroma e vari coristi, tutti seduti intorno a un pianoforte, in procinto di concertare l’opera. [Introduzione] BISCROMA Cori, attenti e a tempo entrate; siate pronti a far l’inchino; raccomando le volate coi trilletti in Elafà. Dunque a noi! Attenti! TUTTI Ma che si prova? BISCROMA La sortita dell’Ersilia, che smarrita, sbigottita, poveretta, fa pietà. |
| CORILLA Sentite la mia voce come ben gorgheggerà! PROCOLO Sentite la sua voce come ben gorgheggerà! DOROTEA (Farmi far da comodino!... quest’è troppo in verità.) LUIGIA (Darmi un sol recitativo? Che dirà la mia mammà?) BISCROMA Su, proviamo, via silenzio badi ognun a quel che fa. TUTTI Su, proviamo, via silenzio, qui nessun si muoverà. |
| CORILLA «E puoi goder, tiranno, d’un cor che pena e geme; trema d’un tanto affanno vendetta, sì, il ciel farà.» GUGLIELMO «Frena quel pianto e spera.» CORILLA «E il caro bene?» GUGLIELMO «Vedrai.» CORILLA «Non più crudel sarai?» GUGLIELMO «Mi vinse alfin la pietà.» |
| CORILLA «Ah! vicino è il bel momento che a bearmi in lui ritorno. Della gioia è questo il giorno più non deggio palpitar. A me vola, o bel momento e rinnova nel mio petto quel piacere e quel diletto che fa l’alma inebriar.» PROCOLO Brava! CORILLA «A lei vola, o bel momento e rinnova nel suo petto quel piacere e quel diletto che fa l’alma inebriar.» |
| DOROTEA Dica un po’, signor maestro vi sarà per me il rondò? GUGLIELMO Per me l’aria con trompette? LUIGIA La «Romance» v’è, sì o no? BISCROMA Si dirigano al poeta. GUGLIELMO, LUIGIA E DOROTEA C’è? PROSPERO Al maestro, io non lo so. |
| BISCROMA Ma il libretto?... PROSPERO Lo spartito?... BISCROMA Or vi spiego... PROSPERO Or vi dirò... GUGLIELMO, LUIGIA E DOROTEA Basta, basta ho già capito: il poeta ed il maestro han perduto per me l’estro, perché lei già l’intrigò. D’avvilirmi in questo modo, se madama ha nel pensier, qui fra poco, a suo dispetto, chi son io farò veder. |
| IMPRESARIO Il poeta ed il maestro san pur quel che han da far. Meno inchieste inopportune. TUTTI Su, allegri prepariamoci per la gran prova in scena, che sento già gli applausi dell’opera echeggiar. GUGLIELMO E DOROTEA (Appena il ciel imbruna non mi farò trovar.) (tutti pianissimo) Insieme PROSPERO (Alle care mie parole tutti estatici saranno, né frenare si potranno nel sentirle articolar.) BISCROMA (Alle note mie soavi tutti in estasi andranno, né frenare si potranno nel sentirle picchettar.) GUGLIELMO, LUIGIA E DOROTEA (Canto, musica e parole tollerar non si potranno; son cose, si diranno, da far noia e sbadigliar.) Insieme PROSPERO (Già in teatro parmi udire: viva, bravo il buon poeta! Già mi sembra di sentire e gli evviva ad ascoltar.) BISCROMA (Già in orchestra parmi udire: viva, bravo, fuor maestro! Già mi sembra di sentire e gli evviva ad ascoltar.) CORILLA E PROCOLO (A quei trilli, a quei passaggi tutti in estasi ne andranno, né frenare si potranno poi nel dolce gorgheggiar.) IMPRESARIO (Viva, bravo, fuori! sì, scena, musica e parole or risponde ai voli e al canto e daranno un certo incanto da far proprio spiritar.) CORO (Sì, sì, già in scena parmi udire un applauso trionfale; viva, viva l’Impresario che ci ha fatto divertir.) BISCROMA Bravi, bravi ragazzi! Oh! son contento, siete una manna, un balsamo, un portento. Andate pur, andate. |
| Scena seconda Il coro esce. BISCROMA (all’Impresario) Eh, che ne dite? IMPRESARIO La musica è divina, grande la cavatina!... BISCROMA (Io l’ho rubata!) CORILLA Ma senza i miei gorgheggi, gli smorzati, i crescendo, i picchettati... PROCOLO Parrebbe una canzone buona per colazione! BISCROMA Se lo dice il gran Procolo Cornacchia, sarà così, non replico. CORILLA Ed è vero, perché sono avvezzata al canto degli autori oltramontani, i quali dell’effetto e della novità, non mai satolli, in chiave mi ponean venti bemolli... PROCOLO Con trentasette diesis e bequadri e una turba infinita di accidenti. BISCROMA (Che ti colgan tutti incontanenti.) PROSPERO Ma niuno a’ versi miei niun plauso arreca? Gente di senno cieca! BISCROMA Ed hai ragione, perché se avanzerai di questo passo dovrai finir dove ha finito il Tasso. PROSPERO A questa gloria aspiro. GUGLIELMO (a Biscroma) Si lei vuol suono per mia cavatina, io canto. BISCROMA Vuol provarla? GUGLIELMO Da... da... provar. BISCROMA Via, incominciamo. [Aria] |
| GUGLIELMO «Ah! tu mi vuoihi? che brahami? Che più sperar t’avanza? Ertzilia! Ertzilia mia, la costanza sempre nel cor maggior si fa, sì! Un file io non sono! Credi ch’io t’abbandoni? T’amo, sì, t’amo mio ben, né mai lontan da te sarò.» BISCROMA Ottimamente! IMPRESARIO Bravo! PROCOLO Non c’è male. CORILLA (a Prospero) Dica un po’, signor mio, al rondò ci ha pensato? Sarà ben situato? PROSPERO Egregiamente! |
| CORILLA Badi bene, poeta, che se il rondò non ha catene è inutile, non canto. PROSPERO Ella è curiosa! Se Romolo è trionfatore e vien sul foro in mezzo ad un concistoro di popolo accorrente e tripudiante, mi sembran le catene fuor di luogo. Facciam così: vi metterò a cavallo e invece del rondò con le catene lo avrete con le staffe... eh?... |
| CORILLA Non va bene. Fate che il signor Romolo venga trionfante in carcere e le catene andranno a meraviglia. PROSPERO Ma lei per chi mi piglia? CORILLA Per quel che siete... PROSPERO A dir?... CORILLA Un ciabattino che fa da letterato; ma in sostanza una bestia, un disperato. |
| PROSPERO Chi rattoppa ciabatte può rattoppare ancora il Metastasio: eccone qui la prova aperta e chiara: (eroicamente) leggi i miei versi e a rispettarmi impara. IMPRESARIO Via, via provvederemo. Il nostro vate vedrà di contentarla, la servirà. Frattanto leggiamo il cartellone. PROSPERO E spicciamoci presto. |
| GUGLIELMO Cosa faciute? LUIGIA Il cartellon si legge. GUGLIELMO Ah! cartellonie? Cavasciò! AGATA (internamente, con accento napoletano) A me simile affronto? A me cospetto! Mamm’Agata, briccone, te la farà pagare. LUIGIA È qui la mamma! IMPRESARIO Agata arriva? Cartellone, addio! |
| Scena terza Agata, con tutti gli Attori precedenti. AGATA Di questa azion devi pagare il fio. [Cavatina di Agata] (entrando) Mascalzoni! sfaccendati! più creanza, più rispetto, miei signori! dove mai finor s’è visto che non può venir la mamma a trovar la sua figlia, quintessenza di bontà? BISCROMA Agatina, datti pace... AGATA Giusto a te voglio parlà! Hai pensato per Luigia? L’hai già scritto il rondò? Statte attento che se manchi la città rivolterò. Hai pensato?... dico a te. |
| BISCROMA Si vedrà... ci penserò... AGATA Che vedrò... che penserò... Anzi senti in abrégé per far fare eruzione, che bellissima invenzione, la mia mente escogitò: fa un cantabile a note trillanti, poi l’allegro con gran sincopate e mia figlia, scommetto la testa, un gran chiasso, maestro, farà. Il violino col zicchete, zicchete, accompagni il clarino e l’oboe col piripi, piripi, il violone coi frunchete, frunchete; poi va in terza col corno tutu, e vedrai che nell’orbe terracqueo pezzo eguale, maestro, non c’è. |
| AGATA Che invenzione sublime!... Eh? Che ne dici? Il celebre maestro Paesanello non avria fatto una simile pensata. Sarà di grande effetto sorprendente quel zicchete, frunchete, tutu... BISCROMA (interrompendo) Sì, sì, più tardi parlerem di ciò. Siedi fra me ed il tenor. AGATA Che si combina? BISCROMA Si legge il cartellone. AGATA A meraviglia!... |
| (a Guglielmo) monsièr Stolonoff, votre servente. GUGLIELMO Oh!... (con un inchino) Io per voi, signora! LUIGIA (alla madre) ...Così tardi? AGATA Sono stata da quello... mi capisci?... dall’amico dello scialle e a tutti i costi m’ha trattenuta a far seco il supé... BISCROMA (rivolto a Corilla, in segreto) ...ed è ubriaca. Oh, poveretto me! CORILLA (rispondendogli) ...Sì, è ubriaca!... |
| IMPRESARIO (leggendo il cartellone) «A Campi per la solita fiera s’aprirà la stagione con il primo famosissimo spettacolo intitolato: Romolo ed Ersilia»... PROCOLO Fermi! La prima donna ha sempre la mandritta sul cartello: dunque il dramma deve essere intitolato, e il voglio, Ersilia e Mommolo; diversamente noi non cantiamo. DOROTEA (arrabbiata) Il titolo è stampato e non si cambia. |
| PROCOLO (rispondendo) Se Metastasio ha fatto un fallimento... BISCROMA Lui risponde di tutto. DOROTEA Io mi protesto. BISCROMA Ma lei, signor poeta, cosa fa? PROSPERO Dirò: la legge antica di natura vuol che sia la donna avanti all’uomo, e qui ha torto Metastasio, ed ha sbagliato. |
| DOROTEA Pur se così è stampato si deve dir così. PROCOLO (arrabbiato) Né vuoi tacer ipsilonne di tutte le cantanti? DOROTEA A me? BISCROMA (trattenendo Procolo) Prudenza! PROCOLO (all’Impresario) Inseguitate. BISCROMA Avanti. |
| IMPRESARIO (riprendendo la lettura) ...«intitolato Romolo ed Ersilia del cesareo poeta Metastasio, accompagnata per questa circostanza da Prospero Zampogna fra arcadi Melampo Stivalonico con musica del classico Biscroma Strappaviscere. Prima donna assoluta»... PROCOLO (interrompendo) Zitti!... e ciascun si levi. DOROTEA (gelosa) A che proposito?... PROCOLO Madama, nostra moglie è nominata!... AGATA Che tu possa morir d’una stoccata. |
| IMPRESARIO ...la signora Corilla Fiorilla Petronilla Scortichini... AGATA E con tutti questi illa starebbe bene un po’ d’anguilla!... DOROTEA (ironica) Graziosa!... IMPRESARIO ...Primo musico Dorotea Frescopane. DOROTEA Al servizio. (fa un inchino) IMPRESARIO Di chi? DOROTEA Dell’«Accademia del Missipipì». |
| IMPRESARIO A noi. (legge) «Primo tenore Guglielmo Antolonoff.» GUGLIELMO Nix cavasciò!... mi chiamo Antolstoinoloff. (leva di tasca la tabacchiera) AGATA Che razza di cognome!... IMPRESARIO (a Prospero) Scriva lei. AGATA (togliendo la tabacchiera di mano a Guglielmo) Caro il mio Stoltoinoff, tiene tabacco? |
| GUGLIELMO (tentando di riprendere la tabacchiera) Dà... dà... AGATA Qua una presuccia. Oh, bella! bella! (a Luigia) Sembra la tabacchiera che ho perduto nel Teatro del Gambero, ti pare? LUIGIA Sì, rassomiglia. GUGLIELMO Is vol ti? LUIGIA Mille grazie!... AGATA Che grazie, ignorantina! Quand’un cortesemente offre una bagatella, non è buona creanza di rifiutar! |
| (a Guglielmo) Donné muà... (riprende la tabacchiera e dice) gras, gras. GUGLIELMO (commentando) Stata gripò la mamma. DOROTEA (all’Impresario) Ditemi un po’, signor, chi canta il primo? IMPRESARIO Dopo le parti secondarie (indicando il tenore) è lui. |
| GUGLIELMO Blagaderò, blagaderò. AGATA (Chi lo capisce?) (forte) Ehi, signor Stinoloff, che ora abbiamo? Veda, veda per grazia! (tentando di prendergli l’orologio) Oh! caro!... che bell’orologio! GUGLIELMO (contrastando) Vedo bello... star brutto. AGATA (Screanzato!) |
| CORILLA (a Prospero) Chi è l’ultimo? PROSPERO Il primo uomo. PROCOLO No, essere deve madama mia moglie o non cantiamo. DOROTEA (protestando) In questo modo adunque ella mi tratta? Le convenienze mie le voglio tutte. GUGLIELMO Io pur mie convenienze!... IMPRESARIO Oh, sì, le avrete! |
| CORILLA Dopo le mie però. DOROTEA (stizzita) Dopo le sue? Io saprò terminar ogni questione. (parte) GUGLIELMO Anche per me è finita. (parte) AGATA Ah, cospettone! Non mi son mai trovata in tanti impicci. (rivolta a Corilla) Non ti ricordi più quando vendevi, or son quattr’anni, in piazza i pasticetti che il Procol tuo faceva tanto perfetti? BISCROMA Brava la mamma, brava! |
| Scena quarta Gli attori rimanenti. [Aria di Procolo] PROCOLO Noi pasticceri, noi?... Povera gente, si vede ben che non sapete niente. Che credete che mia moglie sia di quelle canterine mediocri, anzi a dozzine? Che per farsi scritturare a’ sensali soglion dare su le paghe la metà? No, signori, essa è una stella dell’armonico emisfero, virtuosa quanto bella, potpourri di rarità. |
| Fin nell’utero materno fece spaccio di volate; scale, poi, semitonate si sentìan ne’ suoi vagiti e sorpresi e sbalorditi, dicean tutti i professori, s’ella è tal ne’ primi albori, nel suo giorno che sarà? Annunziavan le gazzette le sue doti portentose; per le poste e le staffette grandi offerte luminose le spediva ogni impresario per poterla scritturar. |
| Non di svanziche o quattrini nei contratti si parlava, di dobloni, di luigi, di zecchini si trattava; viaggio, alloggio, pranzo e cocchio prometteangli a più non posso e per lei s’era già mosso tutto l’orbe sublunar. Mille e mille signorine, potenti e milionari, militari e negozianti, finanzieri e mezzo ceto, gareggiavan tutti quanti le sue grazie a meritar. |
| E osate, o vili insetti, la mia moglie disprezzar? A vendicar le ingiurie che fate a tal gioiello, m’impresta Giove i fulmini, Vulcano il suo martello. Ancor chi è il gran Procolo, non conoscete bene. Tremate, enti vilissimi! Per voi non v’è difesa! Se nella moglie offesa la fama mia sarà! In Parigi, in Catalogna, nella Scozia ed in Guascogna la bandiera, anzi l’antenna, sovr’ogni altra ci piantò! |
| Tremate, enti vilissimi! Per voi non v’è difesa! Se nella moglie offesa la fama mia sarà! (parte) IMPRESARIO (assai turbato) Qui mi si vuol far perdere la vita, ma la farò finita! Io vado a ricorrere a chi si deve. (parte) |
| AGATA (rivolta a Biscroma) Or s’è parlato di arie, di rondò; ma il duetto di Corilla con mia figlia è già pronto, con cori e ballo analogo? LUIGIA Lo voglio! BISCROMA (seccato) Eh, andate al diavolo! (parte) AGATA (consegna una moneta alla figlia) Prendi... fattelo fare, dagli un paolo. (Luigia esce) |
| Scena quinta Agata e Corilla. [Duetto] CORILLA Senti, madama squinzia: io non canto il duetto con tua figlia! AGATA Metto allor tanto di baffi e poi... CORILLA Che fai? AGATA Che fo?... ti prendo a schiaffi! CORILLA Ch’io canti un duetto; con chi?... con tua figlia? Che tu lo pretenda non è meraviglia! La sciocca son io che tollero ancora cotanta insolenza che oltraggio mi fa. |
| AGATA Evviva la Pasta, la Storchio, la Patti! Si è posta in superbia, ma, veh, quanto è trista! L’altr’ieri a Milano facea la corista e poi da gran dama vuol farla ora qua. CORILLA O modera i termini, mammaccia del diavolo, o in pezzi la cuffia in aria andrà. AGATA Se un dito mi tocchi, io mando da Procolo madama la moglie graffiata qual va. |
| CORILLA Non canto il duetto, l’ho già stabilito. AGATA Biscroma lo vuole. CORILLA Gli hai fatto un vestito? AGATA Lo vuole il poeta... CORILLA Gli hai dato moneta? AGATA Madama, madama! CORILLA Tua figlia è seconda, io donna sublime. |
| Io celebre artista maggior tra le prime, con una donnetta che stona se canta, mostrarmi sul palco sarebbe viltà. AGATA Mia figlia è seconda che batte le prime, quand’era seconda nemmeno eri terza. CORILLA Orsù vanne fuori, non starmi a seccare, dai miei protettori ti faccio accoppare. |
| AGATA Di questi a migliaia mia figlia ne tiene: il duca dell’Aia, il conte d’Atene, don Mario Panzotta, don Bartolo Arrischia, il duca Pilotta, il principe d’Ischia. Studenti a ventine, soldati a dozzine, mia figlia se vuole sortendo in teatro un melo granato gettare ti fa. |
| CORILLA Ah, vecchia pettegola!... AGATA Sei gialla, sei brutta... CORILLA I fumi già salgono... AGATA ...di fuoco son tutta... CORILLA ...ti voglio graffiare... AGATA ...ti voglio svisare... CORILLA ...ti voglio imparare che sia civiltà. |
| AGATA Guardate la gazza, ve’! quanto ne fa! CORILLA Ah, tutta convellere la rabbia mi fa, divento una vipera che freno non ha. AGATA ...ma crepa, ma schianta l’avrai da cantar! (partono inviperite) |
| Scena sesta Rientra l’Impresario, con Prospero e Procolo. IMPRESARIO Siam minacciati da un grave pericolo: il tenore vuol fuggire... e allora?... che faremo? PROSPERO All’uso degli antichi: di quel che non avevan facevan senza! |
| PROCOLO Niente paura! Ci son io! Io lo rimpiazzo! IMPRESARIO Ma la parte è difficile, di grand’impegno! PROCOLO Sono uomo di grande ingegno. Di parte io non ho d’uopo: orchestra, suoni ed il suggeritor mi dia le parole, il resto è fatto. Io compongo la musica da sé. PROSPERO (Sarà bellina, affé!) PROCOLO Mandami un pianoforte con i pedali che io possa ricercare il do di petto (ampolloso) se il trovo ancora un gran furor m’aspetto! (parte tutto impettito) IMPRESARIO (avvilito) Cosa succederà, poeta mio! PROSPERO Ci ammazzano i fischi! |
| Scena settima Entra Agata con i fogli in mano. AGATA (all’Impresario) Io vengo a volo per dirti in pochi detti che Dorotea fuggì; ma che Agatuccia vuol levarti d’impaccio. IMPRESARIO Come?... AGATA Una parte manca ed io la faccio. PROSPERO Misericordia!... AGATA Che credi? Se ho fatto il supplimento sulla Scala, posso cantare a Campi. IMPRESARIO Ottimamente! Ed io vado a vedere se accettati saran questi rimpiazzi. (esce) |
| PROSPERO Poveri noi, tutti diventeremo pazzi!... AGATA (risentita) Voglio insegnare alla superba donna come si canta e si gestisce in grande e come in un palchetto mamm’Agata sa fare anche l’occhietto! |
| Scena ottava Entrano Guglielmo e Biscroma Strappaviscere. Agata va loro incontro. AGATA Maestro, anch’io sono impegnata! (sventolando le carte) So già il duetto ed ho scorso la cavallina. BISCROMA Brava, brava biondina! AGATA Dite, che son queste barchette? BISCROMA Son crome e semicrome. Il duetto fa piangere. GUGLIELMO Jà, state tutte lacrime! |
| AGATA Proviamolo insieme. GUGLIELMO (a Biscroma) Si mammaccie non cantar péne io faciuti subite fuggimente e lasciar impresario et anche imprese. [Terzetto] GUGLIELMO (canta caricato) «Per me non trovo calma, per te non trovo pace, per lei non trova l’alma la sua felicità.» |
| AGATA «Per me, per te, per lei, pe’ tuoi, pe’ suoi, pe’ miei deh, fate lume, o dèi...» GUGLIELMO E AGATA «...in tanta oscurità.» GUGLIELMO «Il bel piacer m’innonda.» AGATA «Ersilia tua sarà.» BISCROMA Abbassa, lega, stacca, manca, porta la voce. Fa bene, basta qua. |
| Che musica profonda, che maschia verità. GUGLIELMO Eh! maestre, nix duette, mamme, state troppe cagne, afer foce maledette, non foler con lei cantar. BISCROMA Ma sentite... GUGLIELMO Nix sentire... |
| BISCROMA Ma perché?... GUGLIELMO Foler partire, far paule e cane e lepre di qui, sviffete, scappar. AGATA Ehi! maestro, al caro lei, dalla bocca che gli scappa? BISCROMA Disse a me che sei marmotta, che non vuol con te cantar. |
| AGATA Ah, la stridula trombetta! Tanto è bestia quanto pesa, quest’offesa fare a me? GUGLIELMO Pestione, pestione! BISCROMA Taci un po’. AGATA Rapa! BISCROMA Ah, ti vuoi frenar? AGATA No... no... no... Ah... ah... ah... (sta per cadere in deliquio) |
| Canfore... Colonia... Un po’ d’aceto... Su, presto... BISCROMA Finiscila, mamm’Agata. AGATA Già gli occhi mi si oscurano... BISCROMA Mi sembri una ragazza... finiscila. GUGLIELMO Foi non sapere musiche, foi state stonatrice... non foler stare qui. BISCROMA Piano! Mi rompi il cembalo! AGATA Ah, bestione! AGATA (strappando le carte) Teh, piglia!... GUGLIELMO (strappa la parte) BISCROMA Non lacerarmi, o perfido! AGATA A pezzi quel soprabito ti voglio far così. (tira la coda del soprabito al tenore — egli fugge) |
| Scena nona Biscroma Strappaviscere e Agata. Poi l’Impresario, Procolo, Luigia e Prospero. BISCROMA Oh, povero me, povera la mia musica! Anche il tenore se n’è andato, ed or che fare? IMPRESARIO (rientrando) Maestro, che avvenne? Perché il tenor se ne va via? BISCROMA Lasciami stare, non so dove mi sia. |
| IMPRESARIO Allegro, allegro—son permessi i rimpiazzi. Mamm’Agata sarà il musico e ser Procolo il tenore. (entra Procolo) PROCOLO Cos’è? AGATA (riavendosi dallo choc) Che fu? IMPRESARIO Siete accettati. |
| AGATA Oh, bene! PROCOLO È fatta la tua sorte. BISCROMA (piuttosto accorato) Ma chi fa i falsetti?... PROCOLO Sta zitto! Ho un’ottava falsificata, sentirete certi acuti tutti nuovi. |
| (entrano Prospero e Luigia) PROSPERO Signori, questa posta è vostra. L’avvisator l’ha data a me per voi. LUIGIA Ve n’ha per me? AGATA Per me? PROCOLO Per me? PROSPERO Un giornale per Procolo, (a Luigia) una lettera per voi. |
| (Agata si siede a destra con la figlia) AGATA Leggiamo insieme. BISCROMA (a Prospero che gli porge alcuni fogli) Hai rifatto la scena? PROSPERO Vedi se ti piace. PROCOLO (siede con la moglie a sinistra e spiega il giornale) Ora l’esito avrem degli ultimi spettacoli. IMPRESARIO Andiamo a vedere la scena. (parte) |
| Scena decima Biscroma, Agata, Procolo, Luigia e Prospero. Poi Corilla. [Finale] AGATA (toglie di mano la lettera alla figlia e legge) «Livorno 10 aprile, Luigia mia carissima al foglio tuo gentile risponde l'impresario che accetta la scrittura qualora mandi al diavolo quell'orrida figura...» AGATA E LUIGIA (leggendo insieme) «...dell'empia tua mamm'Agata.» |
| PROSPERO (declamando con enfasi) «È vero... è vero... vendetta un dì giurai...» AGATA (Che dice quel poeta?) BISCROMA Bravo, ma bravo, va benissimo LUIGIA (toglie la lettera alla madre e legge) «...dell'empia tua mamm'Agata.» AGATA (piano alla figlia) Leggi in sordina. |
| LUIGIA «...che sparge la discordia in ogni compagnia...» AGATA E LUIGIA (leggendo insieme) «...che spoglia vecchi e giovani qual ladro in sulla via.» PROSPERO E questo è pur certissimo; ognor me 'l rammentai. |
| AGATA (Ed ora se continua gli spacco la vetrina!...) LUIGIA «...per cui v'ha gran pericolo...» AGATA E LUIGIA «...che appena qui arrivata da padri, madri e coniugi sia bene disossata...» AGATA ...disossata? |
| PROSPERO (non ricordando il verso) «È poco... è poco...» AGATA Ma vedi il briccone che rabbia mi fa! PROSPERO «È poco svellere il core al traditor.» AGATA E LUIGIA «Deciditi! Risolviti, se ciò ti converrà; in caso opposto subito ad altra penserò.» |
| PROCOLO (leggendo il giornale) «Fiascone decisissimo.» BISCROMA Cascar ti possa l'ugola. PROCOLO «A terra, a terra! L'opera è scritta da cavallo.» BISCROMA Il libro e la mia musica avran tanto successo! |
| PROCOLO «S'impicchino, s'ammazzino maestro e insiem poeta!» BISCROMA E PROSPERO Non tarda questo Procolo le mani mie provar! |
| CORILLA Che succede senza Corilla? È storia seria o buffa? BISCROMA Non è poi necessaria quella seconda zuffa. AGATA Scrivi che è un grand'asino, sozzissimo animale. TUTTI Se perdo la pazienza qui male finirà! |
| Scena undicesima Appare sulla porta l'Ispettore. ISPETTORE Alla prova signori, alla prova. TUTTI No! ISPETTORE No? Dunque, olà! V'avanzate. Entrano Soldati con portantine. AGATA Signor, no! Come quello rinchiusa?... ISPETTORE Là. (i soldati prendono Agata e la mettono a forza) |
| Atto secondo |
| Scena prima Un palcoscenico al momento della prova: sono presenti l’Impresario e mamm’Agata. [Duetto] AGATA Tu m’hai fatta violar, ma a tempo e luogo di questa violatura ne parleremo. Adesso di un’altra cosarella voglio con te parlar. IMPRESARIO Mamma! per carità, lasciami stare. |
| AGATA No, signore! vo’ parlare e vo’ sapere di qual somma far deggio capitale, prima di esporre al pubblico questa mia faccia bella, o caro amico! IMPRESARIO Ed io te ’l dico! Senza tanti complimenti, senza farti più mistero ecco in breve il mio pensiero. Se per sorte tu vai male, stammi attenta ad ascoltar: come cosa naturale, te ’l confido francamente, da me niente puoi sperar. |
| AGATA A quattr’occhi in confidenza sappi dunque, amico mio, che una donna qual sono io non si lascia sopraffar. Se la gente ha dei capricci per me certo non vo’ impicci, per lo men cinquanta scudi tu mi devi anticipar. |
| IMPRESARIO Non son pazzo a questo segno e la mamma canterà. AGATA Se mi metto nell’impegno anche il diavol non potrà... IMPRESARIO Via, che serve? Una persona qual tu sei gentile e buona, una lieve bagattella non vorrà precipitar. AGATA Come a dire? |
| IMPRESARIO Se non canti la prigion è già sicura. AGATA Non fa nulla, vada avanti. IMPRESARIO Poco pane ed acqua pura... AGATA Mangio e bevo al venir fuori. IMPRESARIO E per giunta la tua figlia lascio pure in libertà! AGATA Come, come? La mia figlia lasceresti in libertà? |
| IMPRESARIO Agatuccia, in conseguenza, più la mamma non farà. AGATA No?... IMPRESARIO No! AGATA Insolentissimo, lingua di vipera, cotanta audacia punita andrà! IMPRESARIO Tu puoi ben credere ch’io non so fingere, ciò ch’è nell’animo sul labbro sta. AGATA Vo’ far parapiglia e sconvolger la città e sarà gran meraviglia se tu vivo vai di qua. IMPRESARIO Ho fatto chiasso, questa è una burla, alfin d’accordo ci troverem. AGATA Così va bene, d’accordo andrem. |
| Scena seconda Mentre esce Agata gridando «Burlone, burlone» entra Prospero. PROSPERO Impresario: una lite ho accomodata. IMPRESARIO Un’altra lite? PROSPERO Appena hanno i coristi saputo che il tenor vien rimpiazzato da Procolo a gridare han cominciato invece di quel coro: «Viva il gran Romolo di schiere elette di sue vendette trionfator.» «Viva il gran Procolo di dolci a fette buone polpette fabbricherà!» |
| IMPRESARIO E Procolo? PROSPERO Pensate... ma l’ho calmato. IMPRESARIO Meno male!... PROSPERO Ah! viene Agata con sua figlia! |
| Scena terza Entrano Agata e Luigia. AGATA (guardando crucciata l’Impresario) Addio, screanzato! IMPRESARIO Addio! AGATA Ma come, in sì piccol teatro cantar dovrò, io che fui sulla Scala? IMPRESARIO Sieda e stia cheta, o chiamo l’ispettore! LUIGIA (alla madre) Ma tu fai sempre liti!... AGATA Le faccio sol perché mi dian rispetto. |
| LUIGIA Mamma, mamma! AGATA Che c’è? LUIGIA I suonatori ci guardan ridendo. AGATA I suonatori? In ogni tempo fur la mia passione: un corno ed un trombone mi correvan dietro come gatti nel principiar della mia carriera. LUIGIA Mi par che in quel palchetto vi sia quel collegiale... AGATA Non guardar, non guardar perché sta male. Lo guarderai così languidamente allorché canterai la cavallina. Ad uno studente è troppo un’occhiatina. |
| Scena quarta Entra Biscroma seguìto da Procolo. Poi Corilla. BISCROMA Amici, vi saluto! IMPRESARIO Oh! Maestro, ben venga. PROCOLO Domando scusa a lor signori. BISCROMA Istrutto è già ciascun di tutto, ed il primo violino è tanto buono che facilmente accorderà perdono. PROCOLO (annunciando l’entrata della moglie) La prima donna! |
| IMPRESARIO Oh, madamina! Mettiamoci, amici miei, di buon umore. E tu, Procolo mio, dimentica il passato ed avrai lode. PROCOLO (con intonazione enfatica) «Cesare udì, risolverà da prode.» Ma fiorettar non posso e gestire, se non sono vestito. BISCROMA (indicando Corilla) Ed or frattanto proveremo l’aria tua. CORILLA Prima di tutto vo’ fare i gargherismi. |
| PROCOLO (chiamando) Petruccio! L’ampollina. (entra un servo a portar l’ampolla) Ecco. (consegna l’ampollina) Vado a vestirmi; addio, regina! (esce) (Corilla esce) |
| Scena quinta Gli Attori precedenti meno Procolo e Corilla. BISCROMA Mamm’Agata, se vuoi, proviam la tua romanza. AGATA Sono pronta, mi spiace che otturato tengo il fa acuto. BISCROMA Lo sturerai. (rivolto all’orchestra) Signori! eccomi a loro sono a pregarli... AGATA ...e anch’io: è la mia voce un campanel d’argento, e se loro signori mi suonan forte, è fatta. Non posso far sentire le smorzature. |
| BISCROMA (rivolto all’orchestra) Si metta la sordina agli strumenti. (ad Agata) A lei mi raccomando... AGATA (entrando prima del tempo) «Assisa...» BISCROMA È presto ancora! AGATA Or, or la canto: [Romanza] «Assisa a’ piè d’un sacco in mezzo del furore gemeano fritti i sardi nel più crudel rumore. L’acqua tra i rami trepidi ne percuoteva il suon, i broccoletti limpidi a’ freddi suoi sospiri ed i cancelli soffiano nei lor tremendi giri, l’acqua tra i rami trepidi ne percuoteva il suon.» |
| (con gesto drammatico) Ah, che dissi?... BISCROMA Agata mia, tu stoni! AGATA E chi ne ha colpa? Egli è il suggeritore che sbagliare mi fa. LUIGIA Viva la mamma! IMPRESARIO Agata evviva! PROSPERO Evviva! |
| Scena sesta Torna Corilla. AGATA Grazie! (guardando Corilla) A Corilla è caduto il rossetto. Devo vestirmi da vittima? BISCROMA (a Corilla) Se vuole, possiamo provare l’aria. CORILLA Andiamo pure. Di farvi questa grazia io non ricuso. |
| BISCROMA (all’orchestra) Numero trentacinque. PROSPERO (a Corilla) No, prego, mia signora— attitudin romantica... espressiva... CORILLA Così?... PROSPERO No, no così!... CORILLA Ah!... PROSPERO Brava, evviva! Qui Corilla canta un’aria di bravura a suo piacere. |
| BISCROMA Bene, bene, benissimo! IMPRESARIO Che voce! PROSPERO Che espressione! BISCROMA Che forza! IMPRESARIO Che passaggi! AGATA Dovria sortir peraltro una comparsa con un bel cestolino a raccoglier le note, tutte quante, che le sono cadute. (alla figlia) Andiam, vieni a vestirmi. (esce con la figlia) |
| Scena settima Biscroma, l’Impresario, Prospero e Corilla. Poi Procolo. BISCROMA A noi, da bravi, la marcia trionfale! PROSPERO Aspetta, aspetta, si sono bruciate a Procolo le penne del cimiero. BISCROMA Che serve? Fa lo stesso, andiamo, andiamo. PROCOLO (internamente) Sono pronto, maestro! BISCROMA Incominciamo. |
| [Marcia trionfale] CORO (entra inneggiando a Procolo che è portato in trionfo) «Viva il gran Romolo di schiera eletta di sua vendetta trionfator!» PROCOLO «Son guerriero e sono amante...» BISCROMA (gridando con voce naturale) No, no, non senti che sei indietro? Eppoi cali!... PROCOLO Domani verrò coi tacchi così crescerò un dito. BISCROMA (parlato) Da capo! |
| PROCOLO (riprendendo il canto) «Son guerriero...» BISCROMA Cali! PROCOLO «Son guerriero...» BISCROMA Cresci! PROCOLO (con voce profonda) «...e sono amante.» BISCROMA (ancora gridando forte) No, no—oh, poor me! PROCOLO (incollerito) «Son guerriero!...» BISCROMA Tu sei un asino! PROCOLO A me simile insulto? CORILLA Io ti vendicherò. |
| BISCROMA Suvvia, la marcia lugubre. PROSPERO Attenti... a che ridete? Asini! Sciocchi!... Esser mesti dovete... Abbasso gli occhi. |
| Scena ottava Mentre l’orchestra suona la marcia lugubre viene condotta davanti a Procolo, come trofeo di vittoria, Agata vestita da schiava per essere da lui stesso immolata agli dèi. Entra anche Luigia. [Marcia lugubre] PROCOLO «Vergine sventurata, giunto è l’estremo istante de’ tuoi teneri dì. La bionda chioma, quell’innocente viso...» |
| (parlando al suggeritore) Le parole... (canta) «Quel placido sorriso mi muove a pietà... Ma vuole il fato che...» (fa l’atto di pugnalare la vittima) AGATA (urlando) Aiuto!... LUIGIA «Romolo, non ferir!... Giove è placato!» AGATA Oh, meno male!... A questo signor Giove vo’ mandare un regalo, ma... PROCOLO (ampollosamente) Silenzio! Parla madama mia moglie. TUTTI (meno Corilla) Zitti, ascoltiam! |
| CORILLA Signor maestro... ascolti. BISCROMA Ascolto. CORILLA Io vorrei cantar per ultima... BISCROMA Come?... CORILLA ...perché desidero riposarmi. BISCROMA Come, come tal pretesa si concilia con l’entrata del rondò? CORILLA Si modifica la parte; io mi voglio riposar. LUIGIA, AGATA E PROSPERO È fissata la tua parte. Non la puoi ormai cambiar! |
| PROCOLO Ehi! che modi?... CORILLA Ascoltate: con un tocco da maestro, s’introduce una corona, una coda che prepari la mia entrata trionfal. BISCROMA Ma che coda, ma che coda?... Qui non siam fra cani e gatti, se ci prendono per matti si va tutti all’ospedal. |
| CORILLA Non sento niente, una corona chiedo sol, che dia respiro. Caro maestro, non c’è rimedio, voi mi dovete accontentar. BISCROMA Né corona, né coda si può far. Esegua la sua parte... |
| [Finale II] PROCOLO A proposito: come si sorte? CORO Sortiremo tutti insieme. PROCOLO No, non sta bene!... uno alla volta!... PROSPERO Si sorte a piedi. PROCOLO ...o in carrozza, o in landò!... CORO ...e perché non a cavallo? IMPRESARIO Sì, in una slitta o in una splendida lettiga!... AGATA Piuttosto, io direi, usciamo tutti in una diligenza. |
| ISPETTORE Signori, udite: questa mane il gran consiglio riunito ha il podestà... ha sospeso all’impresario ogni aiuto finanziario... IMPRESARIO Misero me! TUTTI Chi si salva da una tal calamità? BISCROMA Ascoltate!... La notte aiuta... Facciam fagotto e col cappotto tentiam scappar. |
| TUTTI Idea genial!... Suvvia fuggiam. Chi per di là chi per di qua se n’ fuggirà scomparirà. IMPRESARIO (rimasto solo) Sono perduto... Son rovinato!... Fine del libretto. |